DupliCity – Solo show Giorgio Bartocci @ Studio D’Ars , Milano

Giorgio Bartocci Studio D'Ars Daniele Decia

Allo Studio D’Ars di via Sant’Agnese 12 di Milano dall’11 al 28 febbraio si terrà l’esposizione personale di Giorgio Bartocci a cura di Daniele Decia. La mostra sarà visitabile dal lunedì al sabato dalle 16.00 alle 19.00 o su appuntamento contattando danieledecia75@gmail.com.

Giorgio Bartocci – Duplicity a cura di Daniele Decia
Marco Contardi ( Boombarstick . First Edititon )

Facebook event: https://www.facebook.com/events/696722187013241/

Giorgio Bartocci è un trip alla ‘Naked Lunch’.
Lo vedeste all’opera, riconoscereste in lui la stessa apprensione creativa di William Lee chino sui tasti della sua Clark Nova, mentre tutt’intorno si fanno largo le metamorfosi.
La realtà diventa tutte le realtà. E non c’è horror vacui o blocco da tela bianca che tenga, l’artista deve ritrarne ogni dettaglio, prima che svaniscano, prima che sia tardi.
Le metamorfosi han reso il piacere un dovere (e in fondo, non esisterebbe l’uno senza l’altro). Non si scappa.
Adrenalina a mille e sensi all’erta, Giorgio Bartocci dentro o fuori dallo studio avverte sempre una sorta di tensione sociale nella routine che inevitabilmente assimila e reinterpreta alla sua maniera. Di nuovo input e info si trasformano. Si scompongono nei più cruciali particolari. Più realtà di un’unica. Poi si cristallizzano in piccoli concetti da cogliere, schegge di allegorie o utopie visive…
Forse anche per questo nell’arte di Giorgio Bartocci, che sia un’illustrazione, una tela o un wallpainting, si respira di scena in scena uno specifico pathos, in un puzzle costruito a scatole cinesi che cela significati e significanti. Una sciarada
Su carta e murate le sue opere sono caratterizzate spesso da figure duplici, due personaggi principali (o uno solo e il suo doppelganger, la metà oscura, l’altro uomo) che non occupano simmetricamente lo spazio, ma ne usufruiscono come la loro natura richiede, senza verità geometriche. Ogni character è formato da una gamma di sagome multicolore, ognuna delle quali rivela a sua volta segni particolari mai casuali, mentre l’habitat che li ospita richiama cromaticamente il contesto urbano (un must per l’artista).
Se a prima vista possono sembrare astratti, gli scenari che dipinge Giorgio Bartocci alla stregua di un onironauta sono invece carichi di simbologie di forma e colore, o forma e sostanza; sono artwork che presentano determinate tematiche come fossero rebus, ti accompagnano solo a un passo dalla soluzione, e più guardi più ti rendi conto che i dati per risolvere il ‘problema’ li hai già.
Questo perché il suo percorso espressivo, già formato dal più evocativo minimalismo, negli anni ha virato verso un processo di sintesi che rapisce ogni tassello di relazioni, emozioni e vita a 360° e li libera unicamente nel mosaico dei personaggi unici che l’artista costruisce livello su livello.
Nel suo ultimo progetto, ‘Duplicity’, Giorgio Bartocci continuerà a dar vita a figure che, a fianco del proprio doppio (o uno dei tanti), esulano dal concetto di duplicità come dicotomia, ma suggeriscono una doppiezza da cui derivano infinite altre, e così via. È una pluralità di segni e segnali, un coro di rimandi. Hanno tutte le voci che riusciamo a modulare a seconda dell’occasione. Tutte le nostre maschere. Tutte le nostre Meme.
Come non avessimo un’ombra sola, ma molte altre. In fondo è così davvero.

“Anime Meticce” Alessandra Ioalé
Giorgio Bartocci classe ’84, un talento dalla forte personalità artistica, che lascia traccia del suo passaggio sia sui muri urbani che su qualsiasi altro supporto travolto dalla sua fervida sperimentazione di mezzi e colore. Dai primi passi mossi nel graffiti-writing, dove si misura con lo studio del lettering, alle successive esperienze post-graffiti, realizzate in giro per l’Italia a contatto con molti nomi stranieri, fondamentali per capire la rotta da seguire nella propria ricerca; passando per gli studi di oreficeria e soprattutto quelli di graphic design, vediamo maturare una coscienza artistica che opera responsabile nel contesto socio-culturale odierno, attraverso lo sviluppo di un linguaggio nuovo dalla peculiare sintassi espressiva di equilibri multiformi. Caro all’artista è adesso il ritratto di spaccati quotidiani, in cui si esprime il legame che egli stesso intrattiene con la città e la società che vi abita; con le costruzioni, che ne ridisegnano maldestramente la struttura urbana, su cui aleggiano anime meticce sospese nel leale doppio gioco di forme e colori, in bilico tra loro, che soltanto scontrandosi sulla realtà concreta del supporto ritrovano una propria dimensione stabile. Anime meticce prive d’identità, e che forse non vogliono averne, affinché possano assumere quella di qualsiasi persona che le guardi, invadono le superfici vampeggiando come ombre proiettate dall’incendio della vita, che è in ognuno di noi. Anime divampate dalla tensione bipolare di chi interpreta ed esprime in un contesto ostile, ma allo stesso tempo ne rimane affascinato, e sente la responsabilità del segno che vi lascia. Una tensione risolta nel mezclado quasi armonico della composizione, in cui le zone di colore, ben delineate, si confrontano con quelle d’ombra, o ne costituiscono solo una tenue punteggiatura interna; in cui le pennellate si confondono, per dare un letto alle campiture più decise e nette, che ne definiscono l’articolazione sfuggente. Soluzioni formali perfette ad esprimere quella costante duplicità nel rapporto con la città, che all’interno dello spazio espositivo viene dichiarato con la stessa potenza di un grido che s’infrange sulle pareti.

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